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22 gennaio 2011 6 22 /01 /gennaio /2011 00:07

 
 

STORIE DI CANTASTORIE

Il ricordo della figura millenaria del cantastorie si perde nella notte dei tempi.

Si pensa che il primo nella storia dell’umanità sia stato Omero, Aedo dell’antica Grecia, il cantastorie orbo, padre di tutte le figure presenti nel Mediterraneo e nel mondo. Basta poi pensare ai cantastorie epici presenti in Sud Africa e che hanno vissuto e “cantato” tra l’Egeo e l’Iraq, tra l’India e la Mongolia.

 Basta tornare con la memoria ai Griot operanti nell’Africa Occidentale, ai Mwet Camerunesi, agli Imbongi del Sud Africa, oppure ai Cantadores del Messico e del Brasile o agli Imbonitori del Nord Italia.

 

Nel Sud Italia,in particolare,  l’attività dei Pueti-cantastorii è ancora rigogliosa, arricchita di nuove prospettive e tematiche.

Già negli anni sessanta Carlo Levi ebbe modo di apprezzare nei cantastorie l’unica forma d’informazione, di denuncia sociale e di spettacolo.

La tradizione dei cantastorie, che vanno di villaggio in villaggio, sulle piazze o nei teatri, accogliendo la folla con i loro versi e le loro cantilene, non si è mai interrotta: nei versi e nella chitarra di Franco Trincale, Otello Profazio e molti altri, si ritrova lo schema del passato e le vicende attuali dei banditi, della mafia, dei contadini, degli operai, dei sindacalisti e del popolo.

Gli attuali cantastorie meridionali sono testimoni diretti dell’Italia post-fascista, dell’impatto con la cultura americana, del “miracolo economico” degli anni sessanta, della rivoluzione sociale provocata dai mezzi di comunicazione di massa; essi nonostante l’intensità e gli effetti dirompenti di queste condizioni,  mostrano il loro rinnovamento.

Voci, quelle dei cantastorie, subito partecipi dei movimenti di protesta sorti dal ’46 in poi attraverso cui le classi contadine meridionali, acquisirono una coscienza più precisa dei grandi problemi del Paese.

Ancora oggi il ruolo dei cantastorie non è per niente ricalcato sugli schemi sbiaditi d’antiche tradizioni folkloriche, ma costituisce il prodotto integro di moderne e mutevoli sollecitazioni intellettuali, mettendosi in discussione attraverso i più vasti e recenti movimenti culturali.

 

…la popolarizzazione di un canto si avrà sempre, non cesserà mai

 finché ci sarà l’uomo.         


 


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